mercoledì 19 marzo 2014

a mio padre...

l'emozione in uno scatto...

I ricordi più belli di te sono legati alla domenica, alle tante domeniche che non vedevo l'ora arrivassero per passare finalmente del tempo insieme. Per me domenica significava papà.
Sei sempre stato un uomo piuttosto "duro", un uomo vecchio stampo, gli abbracci, le carezze sono arrivate solo con l'età, sono arrivate oggi, quando anche tu hai compreso quanto la vita sia fugace e sfuggente, prima non avevi tempo di fermarti a pensare.
Eppure so che hai il cuore tenero, i tuoi occhi ne sono lo specchio, so che dietro a quel modo duro di trattare le tue emozioni c'è sempre stato un uomo dall'animo buono, che ha deciso di farci arrivare il suo amore garantendoci tutto ciò di cui avevamo bisogno, un presente d'oro e un futuro sicuro. Lavorare per te significava prenderti cura della famiglia e farlo instancabilmente e senza sosta.
Non me la sento di colpevolizzarti e oggi vorrei solo poter tornare indietro e correrti incontro ad abbracciarti ogni qual volta potevo farlo e non l'ho fatto per orgoglio o per dispetto, urlartelo e dirti che ne avevo bisogno, oggi vorrei chiederti a gran voce quegli abbracci e quei baci mancati.
Un giorno smettiamo di chiederli e basta. I nostri genitori smettono di accorgersi di quanto ne abbiamo bisogno e ciò che non sono capaci o in grado di darci emotivamente arriva da qualche altra parte, cresciamo e ci allontaniamo... 
Ma poi (prima o poi), il giorno in cui ci si ritrova arriva sempre, a volte coincide con la perdita alle volte invece coincide con la paura reale della perdita. 
Non dimentichiamoci mai, che nonostante gli errori, un padre non ha mai smesso di portarti nel cuore e di proteggerti, dal giorno in cui sei nato, anche se a volte non è stato in grado di dimostrartelo.
Ti amo papà e sono tra i più fortunati ad averti ancora con me... auguri...

domenica 16 marzo 2014

Ciao Glenn

E così se ne va uno dei personaggi protagonisti della fotografia moderna, è morto all'età di 86 anni Glenn McDuffie, a Dallas in Texas, il marinaio che baciò la bellissima infermiera a Times Square (New York).

La fotografia scattata dal fotografo Alfred Eisenstaedt il 15 agosto del 1945 e pubblicata dalla rivista Life è molto più di un bacio rubato, rappresenta la fine dell'incubo e la resa del Giappone agli Stati Uniti. 

La gioia post bellica, la fine della seconda guerra mondiale, immortalata in un fantastico scatto che ha fatto la storia della fotografia. 
Come si fa a non notare la presa forte e tenace dell'uomo, quasi a voler "rubare" non solo un bacio ma l'intero corpo della donna, sexy, bella, in una posa perfetta che forse può sembrare non naturale, entrambi vestiti delle loro divise, divise che fino a quel giorno li hanno visti combattere, seppure in maniera diversa, per il loro paese.

Con lui se ne va uno degli ultimi romantici del dopo guerra... giovane e senz'altro tenace per l'epoca! 
Una delle coppie più famose al mondo, identità che sono rimaste segrete per lungo tempo, fino a quando la crocerossina Edith Shain scrisse al fotografo rivelandosi e prestandosi a diversi scatti nel corso degli anni, fino a spegnersi alla veneranda età di 91 anni.

“That man was very strong. I wasn’t kissing him. He was kissing me” - [Edith Shain]



Mentre l'identità dell'uomo rimase sconosciuta molto più a lungo, quando venne finalmente nel 2007 riconosciuta e approvata a discapito dei tanti "aspiranti marinai" in cerca di fama!

“I was so happy. I ran out in the street, and then I saw that nurse. She saw me hollering and with a big smile on my face. I just went right to her and kissed her…We never spoke a word, afterward, I just went on the subway across the street and went to Brooklyn.” [Edith McDuffie]

La forza della fotografia è proprio questa, lasciare immutata la forma a ricordarci e raccontarci la storia e le emozioni provate nel momento dello scatto.



giovedì 13 marzo 2014

Correre in rosa


Fatto per runisnow.blogspot.it, un bellissimo blog sulla corsa! www.runisnow.blogspot.it

Ho pensato che un video fosse il miglior modo per raccontare questa storia. Un video che racchiude espressioni, sorrisi, gioie e dolori. Donne che hanno un unico sogno in comune. A dimostrazione del fatto che se vuoi... puoi. Di sicuro la strada per realizzare il sogno è lunga e senz'altro piena di fatica, ma che soddisfazione arrivare fino in fondo!
Dedicato a chi non smette mai di crederci, qualunque sia l'obiettivo da raggiungere!

Buona visione!






giovedì 27 febbraio 2014

Avere e non avere...

"Ogni giorno prenditi del tempo per essere grato di ciò che hai. Potresti avere di più, ma anche molto meno." M. Uved

Questa frase è spiccata ai miei occhi oggi e proprio l'altra sera, mentre scrivevo il mio post sulla corsa, nella mia testa si era fatto spazio questo pensiero:
"Non c’è tempo di pensare a ciò che non puoi fare, vale la pena invece pensare a ciò che stai facendo e che ti trasmette ugualmente un mare di emozioni..."
Sembra una banalità, eppure ricordarselo ogni giorno ci rende sicuramente più liberi, più felici e meno in gabbia. Troppo spesso siamo chiusi nei "nostri" (inculcati???) canoni prestabiliti o a rincorrere qualcosa che non si può e che ci accompagna sulla strada per l'infelicità...
E così cerco di ripetermi... ama ciò che hai e cerca di volare libero, proprio come queste bolle.



mercoledì 26 febbraio 2014

Fotografia e corsa

Il mio punto di vista... fotografia e corsa. Un post che ho scritto molto volentieri  per Run is Now, un bellissimo blog sulla corsa! www.runisnow.blogspot.it


Cliccate sul link per visualizzare il mio articolo:







Per approfondire...
"Certo, se le si pensa prese singolarmente, non hanno molte caratteristiche in comune.
Una la si pratica avendo pazienza e aspettando, nella speranza di catturare “l'attimo”, il momento o impegnandosi a fare la fotografia “perfetta”, l'altra invece è fatica, è impegno costante, è il mettersi continuamente in gioco, superare i propri limiti e arrivare agli obiettivi preposti non restando mai fermi sulla linea di partenza.
Sono tante altre le differenze che si possono riscontrare, la fotografia è una forma di arte condivisibile attraverso delle immagini tangibili, che possono o non possono trasmettere emozioni a seconda di chi le osserva o della bravura del fotografo, la corsa invece per quanto condivisa con chi la ama o chi ti ama, è cmq qualcosa che non puoi tenere per le mani come una foto, un percorso più personale e sicuramente più introspettivo.
Eppure io non le vedo così opposte...
La passione, la mente e il cuore sono elementi comuni ad entrambe e imprescindibili.
Nella fotografia quanto nella corsa, ci sei solo TU e il tuo “lavoro” e nessuno può sostituirsi ai tuoi occhi (nel caso della fotografia) o alle tue gambe (nel caso della corsa).
Poi pensate alla libertà... entrambe la trasmettono. La corsa in un senso, la fotografia in un altro, ma la sensazione che ci arriva è quella!
Osservi una foto di un posto lontano, un posto sconosciuto, il viso o i tratti di una persona, le espressioni e corri via con la fantasia e in quel momento la tua mente spazia, va lontano. Poter fare, andare, arrivare, scoprire, viaggiare con la mente, con gli occhi e nella corsa anche con le tue gambe!"


sabato 22 febbraio 2014

Thinking...


"Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente, equivale a non vivere. Ma devi tentare, perché se non hai tentato, non hai mai vissuto..." - Vi presento Joe Black 


venerdì 21 febbraio 2014

Facciamo un salto insieme a Bologna...

Bologna in B&W

Un viaggio tra portici e scorci incantati. Una città che è entrata nel mio cuore per la bellezza che porta con sé. Ci vivrei? Non credo... ma di sicuro vale la pena scoprirne anche gli angoli più nascosti.




























martedì 18 febbraio 2014

L'infortunio è il migliore insegnante



"Nel runner c’è una sostanziale coincidenza tra il piacere e la sofferenza. La sensazione di libertà della corsa è spesso indistinguibile dal momento in cui il corpo è impegnato nello sforzo. Sbaglia chi, in maniera sbrigativa, liquida tutto questo come masochistico. C’è chi ha scritto che la corsa di resistenza è quanto di più vicino esista nella cultura occidentale ad un’arte marziale. Non so se l’affermazione è corretta ma certamente ha un fondo di verità perché nella corsa c’è una dimensione spirituale che tutti noi runners abbiamo presente. Quell’intima ricongiunzione con la propria essenza in cui non si sa più cosa è cuore e cosa è testa..." fonte Run For Love

Il fatto della testa e del cuore. Dal mio infortunio ho imparato molto. L'infortunio è senz'altro il più grande insegnante, questo l'ho provato e pagato sulla mia pelle. Arrivare a saper usare entrambi nella corsa è importante e non è cosa facile... Come per tutto il resto, nella mia vita, ho iniziato a correre con il cuore, buttandoci anima e corpo. Nella corsa ho trovato una dimensione tutta mia, mi ha fatto conoscere una parte di me che fino ad ora non conoscevo, ha dato ulteriore colore, calore e un pizzico di competitività... quanto basta a tirar fuori la caparbietà che è in me. Perché parliamoci chiaro, si inizia a correre si, per il solo gusto di farlo, ma poco dopo se la si ama diventa parte integrante della vita e si inizia ad avere voglia di mettersi in gioco e provare a superare i propri limiti. Ma li conoscevo davvero i miei limiti? No, penso proprio che si arrivi veramente a conoscerli solo nel momento in cui si prova a superare una certa "soglia", i limiti diventano il mordente per fare sempre meglio, ma alle volte puoi spingerti oltre e non far bene. Questo è dove mi ha condotto il cuore... E la testa? Pensavo di avercela messa, ce l'ho e la uso, è lì sopra le mie spalle, eppure ho sbagliato. Ho spinto oltre il mio fisico, gli ho forse chiesto troppo. Come in amore, per quanto cuore puoi metterci la testa deve fare il suo lavoro... così nella corsa, mai l'uno senza l'altro. Testa e cuore insieme sono importanti quanto lo sono fiato e gambe. Ora lo so per certo.


“Se sai aspettare, le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto”

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Steve Mccurry nasce come fotografo giornalista, i suoi primi lavori sono principalmente svolti per i quotidiani con cui collabora come fotografo freelance.
La sua carriera verrà lanciata quando attraversando il confine tra il Pakistan e L'Afghanistan, vestito in abiti tradizionali, poco prima dell'invasione Russa, tornerà con rotoli e rotoli di pellicola cuciti nei vestiti, immagini che per prime raggiungeranno il resto del mondo mostrando i risvolti di un conflitto in corso.
Il suo lavoro più famoso è senza dubbio la “ragazza afghana” pubblicata dal National Geographic nel 1985 e ripubblicata dopo 17 anni quando finalmente Mccurry partirà alla ricerca di quello che è diventato uno dei volti più famosi della storia della fotografia, ignara di esserlo la troverà invecchiata e segnata da quei lunghi anni di guerra.

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the Afghan girl

Chi di voi non ha mai visto almeno una volta questo ritratto?
Quello che colpisce e stupisce è senz'altro il verde di quei grandi occhi, occhi giovani che parlano di dolore e di paura, occhi che parlano della perdita degli affetti più cari e di fuga dal paese natio ormai diventato ostile.













Mccurry continuerà i suoi viaggi attraverso i paesi colpiti dai più grandi conflitti, dall'Iraq all'Afghanistan, dalle Filippine alla Cambogia.

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I lavori che vengono fuori da questo artista sono incentrati sulle conseguenze umane della distruzione, volti piuttosto che paesaggi. Con Mccurry riesci a correre con i bambini nei vicoli e a percepire l'odore di cibo e spezie, a respirare l'aria di quelle tradizioni così duramente colpite dalla guerra. Volti che piangono, corpi segnati da climi difficili, provati da fatica e dolore. Quello che di questo artista mi affascina e colpisce è la grande curiosità di scoprire il mondo, di coglierne le più dure realtà e la grande pazienza nel saper aspettare, entrare in "familiarità" con i suoi soggetti e nel riuscire ad immortalare quegli attimi eterni in ogni suo scatto.
“La maggior parte delle mie foto è radicata nella gente." - dice Mccurry - "Cerco il momento in cui si affaccia l'anima più genuina, in cui l'esperienza s'imprime sul volto di una persona. Cerco di trasmettere ciò che può essere una persona colta in un contesto più ampio che potremmo chiamare la condizione umana. Voglio trasmettere il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell'essere estraneo si mescola alla gioia della familiarità."

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Pillole e pensieri:
Steve Mccurry e la corsa
Cercando e spulciando tra le sue foto, ecco spuntare qualcosa che mi ha colpito particolarmente. Una bellissima fotografia di un uomo in corsa, al calar del giorno (o all'inizio di un nuovo giorno?). Forse Brasile, non è dato sapere, si trova poco e niente su questa foto. Eppure ha catturato la mia curiosità, in un post trovato in giro per il web, erano riportati questi versi, altrettanto meravigliosi:
"Quando la notte (o il giorno?) lentamente si avvicina ma la luce permette ancora di vedere, in quegli attimi miracolosamente sospesi e incerti, con un paesaggio quasi da preistoria, ecco il punctum barthesiano: la falcata di uomo in corsa, la sua ombra ingigantita a dismisura, certamente realtà ma pure SOGNO!"
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mercoledì 15 gennaio 2014

Momenti e scatti da catturare...


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 "La bicicletta, la bicicletta certamente, dovrebbe sempre essere il veicolo dei romanzieri e dei poeti..."

La vecchia bici, i vestiti semplici, l'ingenuità nel volto della ragazza, i portici incantati di una Bologna che in questa foto torna indietro nel tempo.


lunedì 21 ottobre 2013

E arriva, inesorabile, l'autunno...


Fiumicino

Arriva... e sembra quasi poggiarsi su di me come una mano.
L'autunno da sempre mi parla di sospensione, un mese di passaggio, la stagione di preparazione. La natura lentamente si spoglia, le foglie cadono colorando le strade con colori caldi, quasi a voler ancora trattenere un po' del calore dell'estate, il cielo si abbassa, diventa grigio e tutto intorno si prepara all'arrivo del freddo.
Così come l'autunno, io mi preparo e mi fermo a pensare a quello che vorrei poter trattenere, a quello che invece devo lasciare andare, a quello che avrei voluto tenere e invece non c'è più e a quello che ho conquistato e che resterà per sempre con me. E via via, il cuore sembra calmare i battiti, il respiro è più lento come a volersi addormentare, per poi risvegliarsi con l'arrivo della primavera ed esplodere in estate.
Ed è vero, sono così... anche io, come la natura, mi accorgo di avere bisogno delle mie stagioni!!
"E poi arriva l’autunno, con la nebbia che copre le cose, dopo l’estate e il sole alto nel cielo. E poi arriva l’autunno con il suo incedere calzante delle ore di luce, i colori che mutano, la natura che risponde ad un richiamo. Mi ricorda che ogni cosa ha il suo tempo, c’è il tempo delle risate, e il tempo della meditazione, c’è il tempo dell’entusiasmo e il tempo della chiusura in se stessi. La natura ci insegna un respiro primordiale, inspirare, espirare… inspirare, espirare. Ogni momento senza fretta, è parte della crescita, è parte necessaria della vita. Le stagioni mi comunicano un ritmo, inspirare, espirare, e se per un attimo mi abbandono a questo nuovo tempo, posso sentire le mie membra rilassarsi… seguire il flusso. E ora che è autunno, espiro… lungamente… per prepararmi ad un nuovo inspiro. Posso sentire la vita, la natura, le cose." 
Stephen Littleword

domenica 29 settembre 2013

Loving...


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Amare in silenzio... con rammarico mi sono accorta da un po' che è ciò che sto facendo. Aver imparato a non disturbare l'altro, amare senza chiedere, senza domandare, abbandonando ogni pretesa. Amare e basta. Non è facile, non è per tutti e se ci penso bene su, cavolo, non è giusto!!! So bene che l'amore merita di essere vissuto e urlato a squarciagola.
Ma è il mio giusto equilibrio, è il compromesso raggiunto con me stessa e oggi ci convivo in pace. Quando non riesci (o non vuoi) smettere d'amare qualcuno c'è un prezzo da pagare. Questo è il mio prezzo.
Leggevo sul web una frase stamattina, mi ha colpita e la sento mia:

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So che non potrò più provare quello stesso dolore e questo mi consola. Sono cambiata, sento di amare in maniera diversa e soffro in maniera diversa. Mi concedo le mie lacrime, ma sono solo e soltanto mie.
E' sbagliato? Forse più di quanto non voglia ammettere.
Eppure amare in silenzio è così intimo... è come qualcosa che niente e nessuno potrà mai toglierti.
In fondo non sei mai veramente solo.