Steve Mccurry nasce come fotografo giornalista, i suoi primi lavori sono principalmente svolti per i quotidiani con cui collabora come fotografo freelance.
La sua carriera verrà lanciata quando attraversando il confine tra il Pakistan e L'Afghanistan, vestito in abiti tradizionali, poco prima dell'invasione Russa, tornerà con rotoli e rotoli di pellicola cuciti nei vestiti, immagini che per prime raggiungeranno il resto del mondo mostrando i risvolti di un conflitto in corso.
Il suo lavoro più famoso è senza dubbio la “ragazza afghana” pubblicata dal National Geographic nel 1985 e ripubblicata dopo 17 anni quando finalmente Mccurry partirà alla ricerca di quello che è diventato uno dei volti più famosi della storia della fotografia, ignara di esserlo la troverà invecchiata e segnata da quei lunghi anni di guerra.
Chi di voi non ha mai visto almeno una volta questo ritratto?
Quello che colpisce e stupisce è senz'altro il verde di quei grandi occhi, occhi giovani che parlano di dolore e di paura, occhi che parlano della perdita degli affetti più cari e di fuga dal paese natio ormai diventato ostile.
Mccurry continuerà i suoi viaggi attraverso i paesi colpiti dai più grandi conflitti, dall'Iraq all'Afghanistan, dalle Filippine alla Cambogia.
I lavori che vengono fuori da questo artista sono incentrati sulle conseguenze umane della distruzione, volti piuttosto che paesaggi. Con Mccurry riesci a correre con i bambini nei vicoli e a percepire l'odore di cibo e spezie, a respirare l'aria di quelle tradizioni così duramente colpite dalla guerra. Volti che piangono, corpi segnati da climi difficili, provati da fatica e dolore. Quello che di questo artista mi affascina e colpisce è la grande curiosità di scoprire il mondo, di coglierne le più dure realtà e la grande pazienza nel saper aspettare, entrare in "familiarità" con i suoi soggetti e nel riuscire ad immortalare quegli attimi eterni in ogni suo scatto.
“La maggior parte delle mie foto è radicata nella gente." - dice Mccurry - "Cerco il momento in cui si affaccia l'anima più genuina, in cui l'esperienza s'imprime sul volto di una persona. Cerco di trasmettere ciò che può essere una persona colta in un contesto più ampio che potremmo chiamare la condizione umana. Voglio trasmettere il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell'essere estraneo si mescola alla gioia della familiarità."
Pillole e pensieri:
Steve Mccurry e la corsa
Cercando e spulciando tra le sue foto, ecco spuntare qualcosa che mi ha colpito particolarmente. Una bellissima fotografia di un uomo in corsa, al calar del giorno (o all'inizio di un nuovo giorno?). Forse Brasile, non è dato sapere, si trova poco e niente su questa foto. Eppure ha catturato la mia curiosità, in un post trovato in giro per il web, erano riportati questi versi, altrettanto meravigliosi:
"Quando la notte (o il giorno?) lentamente si avvicina ma la luce permette ancora di vedere, in quegli attimi miracolosamente sospesi e incerti, con un paesaggio quasi da preistoria, ecco il punctum barthesiano: la falcata di uomo in corsa, la sua ombra ingigantita a dismisura, certamente realtà ma pure SOGNO!"










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