E' davvero tanto che non metto mano al mio blog... Sono stati due mesi intensi, la casa da ristrutturare, il mutuo, l'ennesimo trasloco a lavoro, gli allenamenti e soprattutto un grande dolore ad accompagnarmi.
Un dolore che mi ha segnata, per quanto si possa lottare alcune battaglie non si vincono mai, per quanto si possa restare incatenati alla propria vita è la vita stessa che ci abbandona. E così, da un mese a questa parte le nostre tavolate e i nostri ritrovi di amici e famiglia non sono e non saranno più gli stessi senza di te, grande Donna Guerriera.
Tu che ci hai insegnato cosa vuol dire davvero lottare con le unghie e con i denti e che ci hai insegnato a non mollare mai neppure quando non si vede più la luce in fondo al tunnel, quella luce che in realtà ti aveva già abbandonato da tanto. Come può la vita scegliere di prendersi tutto quello che hai in 10 anni di sofferenza e chiedere alla fine un conto così alto?
Il cuore mi riporta a quando eravamo bambine, ai sogni che avevamo, ai progetti che facevamo, i ricordi sono tanti e sempre felici ed è questo che cerco di portare con me ma soprattutto porto con me le ultime parole scambiate sulla corsa come metafora di vita. E così decido di dedicare questa prima Roma Ostia a te più che a me, portarti con me per 21 km e farti correre, anche se solo nel mio cuore.
I giorni prima della gara sono frenetici, pieni di tanti problemi lavorativi e con un dolore al polpaccio destro a farmi compagnia, che mi ha portato a scegliere di interrompere gli allenamenti già dal martedì e a sperare di recuperare. Fortunatamente così è stato! Un dolore che mi ha segnata, per quanto si possa lottare alcune battaglie non si vincono mai, per quanto si possa restare incatenati alla propria vita è la vita stessa che ci abbandona. E così, da un mese a questa parte le nostre tavolate e i nostri ritrovi di amici e famiglia non sono e non saranno più gli stessi senza di te, grande Donna Guerriera.
Tu che ci hai insegnato cosa vuol dire davvero lottare con le unghie e con i denti e che ci hai insegnato a non mollare mai neppure quando non si vede più la luce in fondo al tunnel, quella luce che in realtà ti aveva già abbandonato da tanto. Come può la vita scegliere di prendersi tutto quello che hai in 10 anni di sofferenza e chiedere alla fine un conto così alto?
Il cuore mi riporta a quando eravamo bambine, ai sogni che avevamo, ai progetti che facevamo, i ricordi sono tanti e sempre felici ed è questo che cerco di portare con me ma soprattutto porto con me le ultime parole scambiate sulla corsa come metafora di vita. E così decido di dedicare questa prima Roma Ostia a te più che a me, portarti con me per 21 km e farti correre, anche se solo nel mio cuore.
Il giorno prima della gara sono davvero molto agitata, come già detto non sono una grande fan della Roma Ostia, salite tante salite, sali scendi a cui non sono per niente abituata e soprattutto la lunga e interminabile Cristoforo Colombo a far da contorno, un'idea che non mi ha mai entusiasmata. La notte riposo poco e male e la paura fa capolino ogni qualvolta nel sonno mi desto e la sveglia suona senza che io riesca davvero a dormire!
Caffè, fette biscottate, marmellata, 4 mandorle, un pezzettino di crostata, in realtà ancora non ho capito bene cosa è giusto mangiare prima di una gara così impegnativa, ma vabbè questo sarà un punto che chiarirò il 23 marzo alla mia prima visita con il nutrizionista. Sono certa che ho molto da imparare sull'alimentazione legata allo sport.
Nella fretta dimentico il Garmin a casa e nel rendermene conto l'agitazione sale ancora di più, insomma ci sono cose fisse e riti pre gara che sono così, che non puoi dimenticare o sbagliare, il Garmin l'avevo poggiato accanto alla borsa, ma dove avevo la testa prima di uscire? (ndr... a fine gara avrò altre sorprese!)
Niko mi presta il suo suunto, non potrà correre la sua gara al massimo per via dell'infortunio e il tempo sarà relativo in previsione della Maratona di Roma, manterrà quindi il suo passo costante con Ferdinando.
Mi metto in griglia e ormai è fatta, non c'è più possibilità di uscire, quasi mi manca l'aria, non so se è l'agitazione o la troppa gente a spingere ma mi sento svenire. Ritrovo Cecilia, nei vari giri pre gara (bisogni fisici per la maggiore!) ci siamo un po' persi di vista tutti. Le partenze sono fortunatamente molto veloci e finalmente la massa umana si muove... si parte!
Le sensazioni sono buone, la partenza in discesa non è poi così male e anche se breve permette alle gambe di muovere bene i primi passi. I km iniziali sono sempre i peggiori, nonostante la canfora messa per scaldare un po' i muscoli sento che sono freddi e un po' legati. Ma il tempo passa in fretta in giro per l'Eur e quando imbocchiamo la Colombo siamo già al quarto km! A questo punto un passante poco simpatico ci ricorda che siamo solo all'inizio e che ne mancano ancora 17, azz... non c'è niente che butta giù più di questo!!! Con le due ragazze accanto ci diciamo che la nostra filosofia è diversa, noi pensiamo a quelli già fatti e non a quelli che mancano, questo ci fa sorridere e scambiarci un daje collettivo!
Nel frattempo Cecilia si è lanciata più avanti ed io la lascio andare, riservo le energie per la famigerata salita del camping mantenendo un ritmo costante e nel frattempo mentre la strada scorre, incontro Marco e decidiamo di affrontare i km centrali insieme ma sulla salita del camping mi sembra di averne più di lui e decido perciò di andare per non rischiare di fermare le gambe, pensavo di non averne e invece mi ritrovo ad affrontare la salita con le gambe che girano, sarà stato il gel preso al nono km, ma non accenno a fermarmi, ed è strano per me ma non mi domando, io vado, vado, vado, scambiando ogni tanto sorrisi e incitamenti con i compagni di viaggio tutti sconosciuti e per la maggiore stranieri.
La salita passa, io sono incredula! Giuro per la prima volta da quando gareggio non mi sono sentita la pippa del momento e questo per me significa già aver vinto. La discesa che arriva mi fa apprezzare il vento nei capelli e sono felice.
Il mio pensiero fisso a Sasà mi porta alla medaglia che ci porteremo a casa, il peggio è passato, ripeto tra me e me (pensavo!) e arrivata al tredicesimo km mi sembra che le gambe e il fiato ancora ci siano. Ma al quindicesimo di un tratto, nemmeno me la fossi tirata, senza preavviso le gambe si impallano, sembrano pesare quintali, i miei 48 kg sembrano essere 80! Si spegne la luce... Peccato, peccato davvero, cosa ho sbagliato?? Questa è la domanda che risuona nella mia testa nei km successivi e che mi pongo ancora oggi.
La velocità si abbassa di molto, stringo i denti, le gambe si vorrebbero fermare, ma sono ancora dentro al mio tempo, posso ancora portare a casa il personale e questo mi fa arrivare al 18 colma di felicità nonostante i dolori. E poi so che arrivata alla rotonda ci saranno molti amici ad attendermi, Gianfranco e Leo a far le foto, i Purosangue pronti ad incitarmi e così mi lancio, con le ultime forze rimaste e il sorriso di chi sa che il traguardo è vicino mi godo gli ultimi due km. Le urla dei miei compagni che non si risparmiano mi fanno scendere una lacrima e mi emozionano, Marcello, Francesca, Peppa, Giulio, Rodrigo e tanti altri sono lì per noi e questo vuol dire tanto. L'emozione è forte, non guardo più neppure l'orologio, manca il lungomare e poi... poi lì in fondo, dopo l'allungo finale, il magico traguardo della Roma Ostia! Quanto ho sognato quell'arco ed ora, eccolo lì pronto ad accogliermi.Arrivo stremata, c'è Beatrice sulla linea e mi lancio su di lei in un abbraccio strettissimo, quasi cado tra le sue braccia, i muscoli "urlano", devo sedermi ma ce l'ho fatta, è finita! La gioia del dopo gara con Niko, i sorrisi degli amici, le vittorie di ognuno di noi, ognuno con la propria storia.
Sasà abbiamo vinto la nostra medaglia, non ho potuto aiutarti a vincere la tua battaglia con la vita e questo fa male, ma questa l'abbiamo vinta insieme e per 21 km sei stata con me, insieme abbiamo tagliato questo traguardo.
Miglioro il mio tempo sulle mezze di quasi 6 minuti da Berlino, a distanza di un anno posso dire di aver lavorato ma in realtà c'è ancora tanta, tantissima strada da fare per migliorare, sono ancora lontani i tempi che vorrei, ma come posso non gioire? Io che pensavo che una gara così non mi avrebbe mai portato un personale, un percorso sicuramente più difficile, io che pensavo di inchiodarmi sulla salita del camping, io che mi butto sempre giù e che pretendo sempre di più da me stessa. Io, ecco... sto crescendo!

Nessun commento:
Posta un commento