giovedì 27 febbraio 2014

Avere e non avere...

"Ogni giorno prenditi del tempo per essere grato di ciò che hai. Potresti avere di più, ma anche molto meno." M. Uved

Questa frase è spiccata ai miei occhi oggi e proprio l'altra sera, mentre scrivevo il mio post sulla corsa, nella mia testa si era fatto spazio questo pensiero:
"Non c’è tempo di pensare a ciò che non puoi fare, vale la pena invece pensare a ciò che stai facendo e che ti trasmette ugualmente un mare di emozioni..."
Sembra una banalità, eppure ricordarselo ogni giorno ci rende sicuramente più liberi, più felici e meno in gabbia. Troppo spesso siamo chiusi nei "nostri" (inculcati???) canoni prestabiliti o a rincorrere qualcosa che non si può e che ci accompagna sulla strada per l'infelicità...
E così cerco di ripetermi... ama ciò che hai e cerca di volare libero, proprio come queste bolle.



mercoledì 26 febbraio 2014

Fotografia e corsa

Il mio punto di vista... fotografia e corsa. Un post che ho scritto molto volentieri  per Run is Now, un bellissimo blog sulla corsa! www.runisnow.blogspot.it


Cliccate sul link per visualizzare il mio articolo:







Per approfondire...
"Certo, se le si pensa prese singolarmente, non hanno molte caratteristiche in comune.
Una la si pratica avendo pazienza e aspettando, nella speranza di catturare “l'attimo”, il momento o impegnandosi a fare la fotografia “perfetta”, l'altra invece è fatica, è impegno costante, è il mettersi continuamente in gioco, superare i propri limiti e arrivare agli obiettivi preposti non restando mai fermi sulla linea di partenza.
Sono tante altre le differenze che si possono riscontrare, la fotografia è una forma di arte condivisibile attraverso delle immagini tangibili, che possono o non possono trasmettere emozioni a seconda di chi le osserva o della bravura del fotografo, la corsa invece per quanto condivisa con chi la ama o chi ti ama, è cmq qualcosa che non puoi tenere per le mani come una foto, un percorso più personale e sicuramente più introspettivo.
Eppure io non le vedo così opposte...
La passione, la mente e il cuore sono elementi comuni ad entrambe e imprescindibili.
Nella fotografia quanto nella corsa, ci sei solo TU e il tuo “lavoro” e nessuno può sostituirsi ai tuoi occhi (nel caso della fotografia) o alle tue gambe (nel caso della corsa).
Poi pensate alla libertà... entrambe la trasmettono. La corsa in un senso, la fotografia in un altro, ma la sensazione che ci arriva è quella!
Osservi una foto di un posto lontano, un posto sconosciuto, il viso o i tratti di una persona, le espressioni e corri via con la fantasia e in quel momento la tua mente spazia, va lontano. Poter fare, andare, arrivare, scoprire, viaggiare con la mente, con gli occhi e nella corsa anche con le tue gambe!"


sabato 22 febbraio 2014

Thinking...


"Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente, equivale a non vivere. Ma devi tentare, perché se non hai tentato, non hai mai vissuto..." - Vi presento Joe Black 


venerdì 21 febbraio 2014

Facciamo un salto insieme a Bologna...

Bologna in B&W

Un viaggio tra portici e scorci incantati. Una città che è entrata nel mio cuore per la bellezza che porta con sé. Ci vivrei? Non credo... ma di sicuro vale la pena scoprirne anche gli angoli più nascosti.




























martedì 18 febbraio 2014

L'infortunio è il migliore insegnante



"Nel runner c’è una sostanziale coincidenza tra il piacere e la sofferenza. La sensazione di libertà della corsa è spesso indistinguibile dal momento in cui il corpo è impegnato nello sforzo. Sbaglia chi, in maniera sbrigativa, liquida tutto questo come masochistico. C’è chi ha scritto che la corsa di resistenza è quanto di più vicino esista nella cultura occidentale ad un’arte marziale. Non so se l’affermazione è corretta ma certamente ha un fondo di verità perché nella corsa c’è una dimensione spirituale che tutti noi runners abbiamo presente. Quell’intima ricongiunzione con la propria essenza in cui non si sa più cosa è cuore e cosa è testa..." fonte Run For Love

Il fatto della testa e del cuore. Dal mio infortunio ho imparato molto. L'infortunio è senz'altro il più grande insegnante, questo l'ho provato e pagato sulla mia pelle. Arrivare a saper usare entrambi nella corsa è importante e non è cosa facile... Come per tutto il resto, nella mia vita, ho iniziato a correre con il cuore, buttandoci anima e corpo. Nella corsa ho trovato una dimensione tutta mia, mi ha fatto conoscere una parte di me che fino ad ora non conoscevo, ha dato ulteriore colore, calore e un pizzico di competitività... quanto basta a tirar fuori la caparbietà che è in me. Perché parliamoci chiaro, si inizia a correre si, per il solo gusto di farlo, ma poco dopo se la si ama diventa parte integrante della vita e si inizia ad avere voglia di mettersi in gioco e provare a superare i propri limiti. Ma li conoscevo davvero i miei limiti? No, penso proprio che si arrivi veramente a conoscerli solo nel momento in cui si prova a superare una certa "soglia", i limiti diventano il mordente per fare sempre meglio, ma alle volte puoi spingerti oltre e non far bene. Questo è dove mi ha condotto il cuore... E la testa? Pensavo di avercela messa, ce l'ho e la uso, è lì sopra le mie spalle, eppure ho sbagliato. Ho spinto oltre il mio fisico, gli ho forse chiesto troppo. Come in amore, per quanto cuore puoi metterci la testa deve fare il suo lavoro... così nella corsa, mai l'uno senza l'altro. Testa e cuore insieme sono importanti quanto lo sono fiato e gambe. Ora lo so per certo.


“Se sai aspettare, le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto”

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Steve Mccurry nasce come fotografo giornalista, i suoi primi lavori sono principalmente svolti per i quotidiani con cui collabora come fotografo freelance.
La sua carriera verrà lanciata quando attraversando il confine tra il Pakistan e L'Afghanistan, vestito in abiti tradizionali, poco prima dell'invasione Russa, tornerà con rotoli e rotoli di pellicola cuciti nei vestiti, immagini che per prime raggiungeranno il resto del mondo mostrando i risvolti di un conflitto in corso.
Il suo lavoro più famoso è senza dubbio la “ragazza afghana” pubblicata dal National Geographic nel 1985 e ripubblicata dopo 17 anni quando finalmente Mccurry partirà alla ricerca di quello che è diventato uno dei volti più famosi della storia della fotografia, ignara di esserlo la troverà invecchiata e segnata da quei lunghi anni di guerra.

The afghan girl
the Afghan girl

Chi di voi non ha mai visto almeno una volta questo ritratto?
Quello che colpisce e stupisce è senz'altro il verde di quei grandi occhi, occhi giovani che parlano di dolore e di paura, occhi che parlano della perdita degli affetti più cari e di fuga dal paese natio ormai diventato ostile.













Mccurry continuerà i suoi viaggi attraverso i paesi colpiti dai più grandi conflitti, dall'Iraq all'Afghanistan, dalle Filippine alla Cambogia.

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I lavori che vengono fuori da questo artista sono incentrati sulle conseguenze umane della distruzione, volti piuttosto che paesaggi. Con Mccurry riesci a correre con i bambini nei vicoli e a percepire l'odore di cibo e spezie, a respirare l'aria di quelle tradizioni così duramente colpite dalla guerra. Volti che piangono, corpi segnati da climi difficili, provati da fatica e dolore. Quello che di questo artista mi affascina e colpisce è la grande curiosità di scoprire il mondo, di coglierne le più dure realtà e la grande pazienza nel saper aspettare, entrare in "familiarità" con i suoi soggetti e nel riuscire ad immortalare quegli attimi eterni in ogni suo scatto.
“La maggior parte delle mie foto è radicata nella gente." - dice Mccurry - "Cerco il momento in cui si affaccia l'anima più genuina, in cui l'esperienza s'imprime sul volto di una persona. Cerco di trasmettere ciò che può essere una persona colta in un contesto più ampio che potremmo chiamare la condizione umana. Voglio trasmettere il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell'essere estraneo si mescola alla gioia della familiarità."

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Pillole e pensieri:
Steve Mccurry e la corsa
Cercando e spulciando tra le sue foto, ecco spuntare qualcosa che mi ha colpito particolarmente. Una bellissima fotografia di un uomo in corsa, al calar del giorno (o all'inizio di un nuovo giorno?). Forse Brasile, non è dato sapere, si trova poco e niente su questa foto. Eppure ha catturato la mia curiosità, in un post trovato in giro per il web, erano riportati questi versi, altrettanto meravigliosi:
"Quando la notte (o il giorno?) lentamente si avvicina ma la luce permette ancora di vedere, in quegli attimi miracolosamente sospesi e incerti, con un paesaggio quasi da preistoria, ecco il punctum barthesiano: la falcata di uomo in corsa, la sua ombra ingigantita a dismisura, certamente realtà ma pure SOGNO!"
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